[ Usare un fixed-width font per leggere la versione testo ] [ Per i numeri precedenti: ] [ news:it.hobby.satyra oppure e-mail a zuse(at)pluto.linux.it ] [ Per i numeri precedenti assai: http://www.campanella.org/struscia ] [ Raccolta completa: ftp://master.imi.unige.it/zuse/struscia/ ] _____ _____ ____ __ __ _____ _____ _____ ____ / ___/ /_ _/ / __ \ / / / / / ___/ / ___/ /_ _/ / __ \ / /__ / / / /_/ / / / / / / /__ / / / / / /_/ / /__ / / / / _ _/ / / / / /__ / / / / / / __ / ___/ / / / / / \ \ / /_/ / ___/ / / /___ _/ /_ / / / / /____/ /_/ /_/ /_/ \____/ /____/ \____/ /____/ /_/ /_/ L A N O V I Z I A Struscia la Novizia TG Satirico del Zuse (-: « What a WonderFoul World » :-) puntata nº 30 --- Mar 07 Set 1999 ("Io i Ricci ce li ho in testa.") Ciber-aperiodico di Inforiduzione [aut. min. non conc.] EDITORIALE: Struscia lunga, editoriale lampo. Ultimo numero senza spunti di attualità, che riprenderanno regolarmente a partire dal prossimo numero. Amen. VERI GENI, VERE COMODITÀ: [ Dedicata al genio tridimensionale dell'inventore del differenziale meccanico a planetari e satelliti. ] Aaaah, le comodità, eh? Che belle, le comodità, no? E poi, certe sono così comode... Io, vedete, ammiro certe persone, che hanno inventato alcune delle cose più comode che esistano al giorno d'oggi. Voglio dire, ci sono persone, magari perfettamente sconosciute, che però hanno avuto quell'assoluto colpo di genio che ha permesso a tutti noi, grazie alle loro scoperte o invenzioni, di goderci un po' di più la vita. Prendiamo un esempio famoso: è facile dire: «Albert Einstein è stato un genio, è stato un grande uomo». Perché? Perché ha tirato fuori la legge: E=mc^2. E allora? È cambiato qualcosa nella mia vita? C'è qualcuno di voi che, per vivere, trasforma l'energia in massa o la massa in energia? Va be', al mattino, in bagno, succede di ottenere delle scorie radioattive... ma generalmente non è la regola; nessuno di noi ha una centrale nucleare nel fondoschiena, no? Però, tutti a dire: «Einstein è stato un genio!». Ha formulato la teoria della relatività: tutto è relativo. Ci voleva un genio per scoprirlo? Che poi, è anche una frase un po' troppo assoluta: «Tutto è relativo». È una contraddizione: perché allora è relativa anche la teoria della relatività, e quindi non è mica detto che sia tutto, ma proprio tutto, relativo... Va be', mal di testa a parte, Einstein diceva che nulla può raggiungere la velocità della luce. Niente può viaggiare a 300.000 km al secondo. Ora, chi è di voi che ha una macchina che fa più dei 300 km all'ora (NON al secondo, all'ora)? Chi di voi? E allora, che me ne frega a me di sapere che non posso arrivare alla velocità della luce, se poi a 130 km/h già mi inizia a vibrare il volante? Tutto questo per dire che spesso si parla di geni intendendo uomini famosi, che hanno lavorato su cose di cui la gente di tutti i giorni non godrà mai benefici. E si trascurano coloro che, con i VERI colpi di genio, hanno invece contribuito a migliorare la qualità della vita di tutti, nella vita pratica di tutti i giorni. Prendete le scarpe da ginnastica. Diciamocelo: allacciarsi le scarpe facendo il fiocco è una cosa che ormai viene automatica, non ci si pensa, ma se ti ci soffermi, è un po' una rottura... Poi un tizio ha inventato le scarpe con gli strappi, con quelle linguette fatte apposta per aderire senza nodi: le passi nell'asola, le schiacci, e via, sei a posto. Quella è un'invenzione che serve! Questa è una comodità. Oddio, non è che la puoi usare sempre... Prova un po' a impiccare qualcuno con una linguetta a strappo, senza fare il classico cappio, e vedi quello quanto ci mette a svignarsela... però è una comodità innegabile. E non è l'unica. Io ogni poco uso il computer, e adoro i mouse con la rotellina, quella che ti permette di spostare il contenuto delle finestre senza cliccare qui e lì... È una furbata che ti aiuta la vita. La rotellina! Sia fatta l'ode all'inventore della rotellina, che l'ha ideata dopo diecimila anni dall'invezione della ruota... Ce n'ha messo di tempo, forse chiamarlo "genio" è un po' esagerato... Però, lo ammiro ugualmente. E poi... In auto, gli alzacristalli elettrici e la chiusura centralizzata: son altre comodità a cui, quando ti ci abitui, è poi molto difficile rinunciare. L'unica cosa è che, quando monti gli alzacristalli elettrici e la chiusura centralizzata, conviene controllare di avere anche gli abbassacristalli elettrici, e l'apertura centralizzata, altrimenti l'è un macello... E poi ci sono i telefoni portatili: il cordless, che almeno se ti chiamano a casa e sei in bagno, te lo metti lì e rispondi lo stesso. Ogni tanto, poi, senti il tuo interlocutore che si sforza: «Allora, poi, come è andata ieri sera?», e lui: «Mmmm [sforzato], sai, le ho detto come stavano le cose... Non è... mmmh... stato facile, però... Uuuhhh, mmmhh, è stata una... aahhh... liberazione!». Che fra l'altro il cordless vien pure bene se ti chiudi in bagno e chiami i numeri erotici... Ma, soprattutto, c'è il telefono cellulare. Io ogni tanto lo maledico, ma poi lo uso anch'io. Perché, inutile negarlo, è maledettamente comodo. Il problema è nelle manie di chi lo usa: io mi son programmato, sul mio telefonino, la suoneria con Axel Foley, la colonna sonora di "Beverly Hills Cop". Con una particolarità, però: le prime note sono sbagliate. Ma l'ho fatto apposta. Vedi, sei al ristorante, è pieno di gente con telefonino, ne squilla uno, senti la tua musichetta, ma non sai se è il tuo o un altro con la stessa suoneria... Allora io lo faccio stonare: è fastidioso, però mi accorgo subito che è il mio... Gente, sembra una cretinata, ma l'è vero! Si sente una stonatura fastidiosissima: «E da dove viene 'sto casino?»; ti giri: «Oh, sì, è il mio cellulare...». Mi spiace solo che gli effetti audio siano limitati... «E che è, è arrivata Moira Orfei con gli elefanti?». «No, sai, è la mia nuova suoneria... sono l'unico ad avere il GSM che barrisce». «PRONTO? SO' CORSO!»: (PRIMA PARTE) [ Dedicata a mia mamma, infermiera professionale. ] Pronto Soccorso. Che in questo caso non è uno degli strampalati personaggi di un libro di Stefano Benni, ma semplicemente quell'insieme di regole e di pratiche per prestare le prime cure a chiunque sia stato vittima di un qualche tipo di incidente. Sì, quelle cose del tipo «Se ti dai una martellata su un dito, poi fatti dare un bacino dove ti sei fatto la bua», oppure «Se ti va di traverso un boccone, guarda l'uccellino» (è con questa frase che Monica Lewinsky ha rischiato lo strabismo)... Avete presente, no? Be', quest'estate, purtroppo, non è stata certo una stagione in cui la gente è rimasta meno vittima di incidenti. Ma non parlo solo di problemi in mare. E neppure solo di traffico sulle strade. O di incendi boschivi. O di aerei che precipitano. (Insomma, già c'è materiale a sufficienza per stare tutta la giornata a toccarsi...) Fa forse meno notizia, ma la maggior parte degli incidenti si verifica tra le mura domestiche. Escluso, ovviamente, il caso in cui queste vi crollino addosso... Così, visto che Struscia la Novizia è anche informazione e servizi (informazione, perché abbiamo la redazione con i giornalisti; e servizi, perché anche i giornalisti ogni tanto devono andare al gabinetto...), vogliamo darvi qualche consiglio utile per evitare di correre pericoli, specie nel caso di bambini piccoli, o per prestare il primo soccorso in caso di necessità. Iniziamo quindi con cinque regole per la: · PREVENZIONE: 1. Fate molta attenzione ai fornelli del gas. In particolare, non metteteci MAI le mani sopra. MAI. Non posate mai le vostre mani sui fornelli del gas. Mettete che in quel momento state scrivendo un'intensa lettera d'amore al vostro lui o alla vostra lei: state mettendo su carta tutto ciò che state provando pensando a lui/lei; state siglando per iscritto tutto ciò che in quel momento state *sentendo*. Con una mano sul fuoco, però, sentireste la sensazione sbagliata. 2. Non lasciate mai bottiglie di ammoniaca aperte ed alla portata dei bambini. Non fatelo mai, a meno che le bottiglie non siano vuote. Perché in quel caso i bambini ci fanno la pipì dentro, ed alla fine avete di nuovo le bottiglie piene di ammoniaca. 3. Non lasciate mai bambini piccoli soli nella vasca da bagno. I bambini piccoli, infatti, sono così vivaci che i pirañha che tenete nella vasca non sopravviverebbero mai. 4. Non lasciate stufette elettriche o a gas accese quando andate a dormire. Anche perché agosto è finito da poco, e tenere le stufette accese vuol proprio dire esser deficienti... 5. Chi ha un bimbo per casa, non sa di avere messo al mondo una piccola creatura cercafase. Ogni bambino così tenero e dolce, in realtà è per istinto un abile e scaltro rabdomante elettrico alla perenne ricerca della folgorazione perfetta. Nel corso della sua crescita, egli tenta in tutti i modi, e servendosi di un qualunque oggetto adattabile a raggiungere lo scopo, di collegarsi fisicamente con una delle prese della corrente di casa, situate generalmente in basso proprio per facilitargli il compito. Fate sempre molta attenzione a vostro figlio, perché, se riesce a chiudere il circuito elettrico con il suo corpicino, diverrà una lampadina e vi farà luce giorno e notte. Voi vi ci abituerete, e quando lui sarà cresciuto e non giocherà più con le prese della corrente, voi vi sarete dimenticati cosa vogliano dire "interruttore", "lampadario", "neon", e passarete la vostra vecchiaia al buio. ICE ICE (CREAM) BABY: [ Dedicata a me stesso, che sul gelato fonderei pure una religione... ] L'anno scorso, a fine agosto, camminavo per le vie di Arenzano, e avevo un caldo di quelli che, se vedi una piscina, UNO: pensi che sia un miraggio frutto del delirio dei tuoi neuroni che stanno friggendo senz'olio, e con il cranio che non è antiaderente; DUE: quando appuri che è vera, ti viene una voglia matta di tuffarti così come sei, ma hai una paura folle di farlo, non perché sei vestito o perché non hai pagato l'ingresso, ma semplicemente perché temi che, con tutto quel caldo, l'acqua sia a 90°. Oddio, con quel caldo, ti butteresti anche con l'acqua a 90°: sarebbe comunque più fresca che non l'aria che stai respirando. Però è una di quelle belle giornate in cui non ti sei vestito con una semplice maglietta bianca, bensì con una sfavillante camicia in Technicolor modello Honolulu - Waikiki, primavera - estate, e, lo sanno tutti, se ti butti vestito in piscina a 90°, poi la camicia scolorisce... Ad ogni modo, stavo passeggiando... rettifico, stavo nuotando nella pozzanghera del mio sudore... splash, splash... (perché, se Fantozzi d'estate aveva la nuvola dell'impiegato sfigato che lo seguiva, io con quel caldo avevo la pozzanghera dello studente accaldato che mi precedeva...), quando all'improvviso dinanzi ai miei occhi è comparsa un'insegna che non poteva essere più bella: dammi una "G", dammi una "E", dammi una "L", dammi una "A", dammi una "T", dammi una "I": "GELATI"! Mi sono fiondato dentro, anche se la pozzanghera del mio sudore non ha la scaletta per risalire come una piscina normale e quindi mi ci è voluto un po' di tempo... Sono entrato, e lì, quello che era il momento di delizia nel quale l'acquolina in bocca sale come se avessi l'alta marea sotto la lingua, si è tramutato nel più temuto degli impatti psicoemotivi dopo il divorzio tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli: la scelta del gusto del gelato. Perché hai caldo, non hai un briciolo di forza, entri nella gelateria che, per via dei refrigeratori che sparano via aria bollente, è ancora più calda che fuori, e non puoi mica sperare di cavartela dicendo: «Scusi, mi dà un gelato?». Troppo generica. Al giorno d'oggi ci vuole la specializzazione. Devi avere il diploma anche per comprare un normale gelato. E allora, tuo malgrado, metti in moto tutt'e due gli emisferi del cervello per compiere una scelta fondamentale: quali gusti ordinare? In effetti, a priori uno già dovrebbe chiedersi: cono o coppetta? Va be', vai come sei abituato. Diciamo cono, per esempio. Poi, il gelataio più taccagno ti dà l'equazione matematica da risolvere: a prezzo tot corrisponde un certo numero di gusti possibili. Va be', ce la fai ancora. Diciamo un cono da 3.000 lire, 3 gusti. Ci siamo arrivati, non è difficile. Se ancora sai attraversare col verde e aspettare col rosso, riesci anche a chiedere un cono da 3.000 lire. Anche se il cervello si è sciolto, e se scuoti la testa senti il rumore di un liquido che sbatte sulle tempie, dall'interno, e non sai bene cosa sia... Ma il problema è scegliere i gusti! Ti mettono davanti una riga di 66 vaschette diverse, con i nomi più assurdi, i colori copiati dalla mia camicia Honolulu - Waikiki (e questo è l'unico lato positivo, perché se mi macchio di gelato poi nessuno se ne accorge...), e la coda dietro di persone che ti mette l'ansia aspettando che tu scelga, per poter fare subito la critica mentale di ciò che non hai preso e - stupido te, solo questa gelateria lo fa - potevi prendere. Ok, riesco a districarmi tra il gelato al lampione e quello al cioccolieto, tra la straccianutella e la confezione gigante formato vaniglia, tra il gusto alla rucola e quello al polpo. C'è anche la granita all'anguria, con tutti i semini dentro... Ma il casino è che, in questa gelateria, un lato è stato arredato con un enorme specchio a parete, che riflette tutto l'ambiente: sembra che la coda di gente sia doppia; doppi i commessi, e doppi anche i gusti del gelato: CENTOTRENTADUE diverse varietà di gelato! Il problema è che, dall'altra parte, i nomi dei gusti sono scritti al contrario: insomma, ho finito di leggerli tutti che era metà dicembre. Alla fine, sono uscito con un pandoro. Ma al gusto che volevo io. «PRONTO? SO' CORSO!»: (SECONDA PARTE) [ Dedicata a Paolo Gonella, amico pompiere, per tutti gli incidenti che mi ha narrato in piemontese. ] Dunque, nella prima parte di questa breve carellata di nozioni antisfiga, abbiamo parlato di regole per la prevenzione dagli incidenti domestici. Notate che incidente domestico non vuol dire: «Accidenti, il maggiordomo si è fatto male». Non è l'incidente del domestico. È proprio l'incidente domestico, ovvero tutta quella serie di contrattempi che possono capitare quando si è in casa. È importante parlarne, perché, lo ripeto, è in casa che si verifica la maggior parte degli incidenti, e soprattutto perché in casa non abbiamo quelle colonnine SOS tanto comode che invece possiamo utilizzare sulle autostrade. (In realtà, al giorno d'oggi, le cose sono comunque un po' diverse... Le colonnine SOS vengono posizionate ogni 2 km: be', visto il loro perenne stato operativo, attualmente esse non servono per chiamare assistenza, ma semplicemente per tarare il contachilometri della propria auto: se dopo 5 colonnine il contachilometri segna 10 km in più, allora funziona bene...) Ora, se decalogo son dieci regole, noi adesso andiamo con il primo pentalogo, per le prime cinque principali regole da applicare quando purtroppo un incidente si sia verificato, e si debba prestare il: · PRIMO SOCCORSO: 1. Se una persona è morta, è inutile tentare di rianimarla. 2. Se una persona è viva, non presentatevi a lei come San Pietro. 3. Se una persona è morta ma voi siete convinti che sia viva, allora non siete esperti di primo soccorso. 4. Se una persona non respira, ma ha le vie respiratorie libere, le va praticata la respirazione artificiale. Ne esistono due varianti: la bocca-naso e la bocca-bocca. Monica Lewinsky ha dimostrato di essere una pessima infermiera, visto che si è inventata una tecnica tutta sbagliata, e il paziente non stava neppure male... La bocca-a-bocca, più conosciuta e più efficace, consiste nel chiudere il naso della vittima, appoggiare la propria bocca alla sua, e insufflare con regolarità aria nei suoi polmoni. Quando si riprende fiato, il soccorritore deve staccarsi dall'incidentato, specie se questo ha mangiato la frittata di cipolle. Se poi il malcapitato ha la dentiera, e nel frattempo voi già l'avete baciata, evitate di rimanerne schifati, perché se gli vomitate in bocca poi occorre passare al punto 5: "Ostruzione delle vie respiratorie". 5. Se una persona non riesce a respirare, e il suo viso assume un colorito bluastro, assicuratevi di vestirla con una camicia che si intoni con il nuovo colore della pelle. Fatto ciò, bisogna procedere rimuovendo l'ostruzione alle vie respiratorie: si può disporre la persona a testa in giù e darle leggeri colpetti sulla schiena o sulla gabbia toracica, per farle sputare l'oggetto che impedisce l'afflusso di aria ai polmoni. Non si deve esagerare, perché se la persona sputa anche i polmoni, è stato tutto inutile. Nei casi più gravi, si deve fare ricorso alla tracheotomia: si deve incidere alla base della trachea, sotto la gola, per oltrepassare l'ostruzione e far respirare il malcapitato. Si sconsigliano le incisioni troppo profonde, in quanto lo fanno declassare da malcapitato a decapitato. La tracheotomia si può praticare con un bisturi, un coltello, le chiavi di casa, o con le unghie lunghe. L'importante, una volta completata l'operazione, è non chiedere all'incidentato di cantare qualcosa per tirarsi su di morale. VOLLEY, VOLLEY, FORTISSIMAMENTE VOLLEY: [ Dedicata a Remo Sberna & Andrea Serra, visto che ho fatto perder loro la partita... ;-) ] Gli italiani, quando vanno in vacanza, mica di accontentano più di sdraiarsi al sole e ustionarsi in santa pace, sapete? Ormai sono sempre più le persone che, quando vanno in ferie, devono dare l'anima negli sport per i quali non si sono mai allenate durante l'anno. Altrimenti non si divertono. E la cosa, generalmente, si rivela molto più dannosa del non fare nulla. In particolare, oggi permettetemi di prendermela un poco con il beach-volley. Ora, come funziona il beach-volley? Un numero imprecisato, ma in genere pari, di persone, si trova all'ombra, al bar, a prendere un tè fresco. Si parla del più e del meno, e, quando la maggioranza di esse si è lamentata almeno una volta per il caldo che fa oggi, ecco che il gruppetto decide di uscire allo scoperto, sotto il sole e a piedi nudi sulla sabbia che scotta, per mettersi a giocare a pallavolo. Il che vuol dire battere, muoversi, scattare, saltare, correre, lanciarsi, tuffarsi, guizzare. Sotto il sole. Sulla sabbia che scotta. Io c'ho provato, una volta. Dico: «Porca miseria, lo fanno tutti, sono tutti lì che sudano come branzini, e si divertono. Allora, ci voglio provare anche io!». Che poi, penso che sia scritto nel regolamento del beach-volley, quando hai intorno tutte le ragazze in costume che ti guardano, finisci sempre nel giocare nella metà campo in cui hai sempre il sole in faccia, per cui sei sempre controluce e non vedi mai una palla, facendo sempre la figura del branzino sudato, appunto... (Un mio amico, per riuscire a veder una palla, si è tirato giù il costume... l'arbitro ha subito fischiato: «Fiiiii!! Eh, ma quello è proprio un bel fallo!»; poi, per fortuna, ha specificato che si riferiva ad un'altra cosa... sì, perché siccome il mio amico non passava la sua palla a nessuno, era un fallo di trattenuta... Tra l'altro, mi hanno detto che quell'arbitro lì, dopo questa vicenda, è andato a fare il direttore di gara sui campi delle spiagge per nudisti... Ad ogni inizio di partita, gira tra i giocatori, e tasta tutte le palle per assicurarsi che siano regolamentari...). Comunque, fatto sta che ci ho provato anch'io. A giocare a beach-volley, non a tirarmi giù il costume. Be', correre e scattare sotto il sole ferragostano è una delle fatiche più erculee che esistano. In realtà, che fosse uno sport er-culeo già l'avevo capito vedendo quell'arbitro là... Ma non pensavo davvero che fosse così sfiancante. Dopo tre minuti, ero più accaldato di un ferro da stiro acceso. Ad un certo punto, non ce l'ho più fatta, e mi sono buttato in mare. Ero così accaldato che l'acqua intorno a me ha iniziato a friggere come l'olio in padella; nel giro di cinque secondi la mia temperatura è scesa di almeno settanta gradi. Ho sentito qualche scricchiolìo, e avevo paura che per lo sbalzo termico mi si spaccasse qualcosa di importante, specie là sotto; ma per fortuna alla fine è andato tutto bene. Solamente, mi sono stancato da morire. Sul serio. Sarà che mi manca un po' il fisico, ma ero veramente allo stato larvale, mi trascinavo strisciando e cercando di rimanere sveglio. Così, ho capito quanto veramente pericoloso possa essere il beach-volley. L'ho capito davvero alla sera, quando siamo andati al ristorante sulla spiaggia per cenare. Io ero stremato. Completamente. C'è chi lavora alla centrale del latte, e la sera è parzialmente stremato; io lo ero per intero. Ci siamo seduti, abbiamo ordinato, e quando ci hanno servito io mi stavo addormentando. Ad un certo punto sono crollato, e mi è caduta la testa, con la faccia proprio dentro al piatto. Porca miseria, quella sera avevamo ordinato del brodo! Per un pelo non muoio annegato! ... Boh... Meglio la sdraio del beach-volley... Almeno per me. Ma soprattutto, mai più brodo la sera quando faccio qualcosa di faticoso nel pomeriggio... Se solo dessi più ascolto a mia madre... Lei lo dice sempre: «Se salti la finestra, poi non ordinare la minestra». «PRONTO? SO' CORSO!»: (TERZA ED ULTIMA PARTE) Siamo così giunti alla terza ed ultima parte dei consigli per prestare il pronto soccorso a chiunque venga a trovarsi in difficoltà e voi, per coincidenza o per semplice sfiga, ci siate capitati in mezzo e vi tocchi dare una mano... Signore, Signori e Batistuta, ecco il secondo pentalogo: le ultime cinque regole del: · PRIMO SOCCORSO: 6. Quando prestate pronto soccorso, non aspettatevi che poi vi venga restituito; più che prestarlo, diciamo che il pronto soccorso lo regalate. Altrimenti, poi, ci rimanete male... 7. Se una persona non è cosciente, va appurato che comunque respiri (e questo lo abbiamo già trattato in precedenza), e che abbia le pulsazioni cardiache. Per verificare queste ultime, si può fare una leggera pressione con le dita sul polso della persona, oppure al lato del collo ove si trova la giugulare. Se siete in inverno, e non sentite le pulsazioni, provate togliendovi i guanti. Se non c'è battito, bisogna ricorrere al defibrillatore. Ma siccome non se ne ha mai disponibilità immediata, perché ai defibrillatori piace molto giocare a golf e spesso timbrano il cartellino e poi se ne vanno al Golf Club più distante, si rende necessario effettuare un massaggio cardiaco manuale: il corpo va posizionato in orizzontale, e indi va esercitata una periodica pressione sulla gabbia toracica. Generalmente, tra una compressione e l'altra, si conta "un millepiedi", "due millepiedi", "tre millepiedi", tanto per avere una temporizzazione compatibile con quella delle pulsazioni cardiache a riposo; nel caso di amici o parenti, però, si può utilizzare anche la formula "te l'avevo detto", "te l'avevo detto", "te l'avevo detto", "te l'avevo detto"... 8. In caso di emorragia esterna ad un arto, va legata con un laccio emostatico la parte dell'arto più vicina al resto del corpo: l'òmero nel caso di emorragia al braccio, il femore in caso di emorragia alla gamba. Se l'emorragia è alla testa, il laccio emostatico può essere stretto attorno al collo, purché la persona sia sufficientemente criminale da meritarselo. Se, infine, l'emorragia riguarda una parte del tronco, legate tutto il resto, così almeno rimarrà un po' di sangue negli arti, tanto da permettervi di poter dire: «Be', io ce l'ho messa proprio tutta...». 9. Le ustioni possono essere di vari tipi: di primo grado, con superficiali e temporanee lesioni cutanee; di secondo grado, con danneggiamenti più profondi dei tessuti; di terzo grado, con lesioni in profondità anche per gli organi più interni; e così via, quarto grado, quinto grado, ecc. ... fino a cento gradi, quando ci si ustiona con l'acqua bollente. Anche nel caso di ustioni più leggere, comunque, così come nei processi giudiziari, c'è sempre una parte lesa. Questa va immersa immediatamente in chiare fresche e dolci acque, per alleviare la sofferenza, reintegrare l'acqua persa dalle cellule per l'esposizione all'alta temperatura, ma soprattutto per una ragione psicodigerente: dopo che hai urlato fantozzianamente per il dolore, t'è venuta una sete boia, e se metti le mani sporche nell'acqua poi eviti di scolarti inutilmente tutta la riserva idrica di casa, che altrimenti fai anche indigestione; ossia, in totale, hai una indigeustione; e, come usano dire sempre al reparto Grandi Ustionati, in questo modo si passa dalla padella nella brace. 10. Quando tutte le altre tecniche di soccorso e rianimazione falliscono, prendete il corpo dell'incidentato, ed iniziate a saltargli sopra l'addome urlando con gravità: «Lo stiamo perdendo! Lo stiamo perdendo!». Generalmente, a questo richiamo risponde qualcuno più esperto, che vi fa mettere da parte e prende lui in mano la situazione. Così, almeno, in caso di fallimento, sapete a chi dare la colpa. VA' PENSIERO: [ Dedicata alla notte di addio al celibato di Max Vercelli, che ha coinciso (davvero!) con un'altrui festa di addio al nubilato. ] Vorrei fare un elenco di quelli che possono essere i cattivi pensieri, quelli che ci portiamo dentro tutto l'inverno e che ci fanno alzare col piede sbagliato al mattino. Facciamo un tema, come a scuola: titolo: «Esterni il candidato tutti i suoi cattivi pensieri». Lasciando da parte il gruppo musicale omonimo, che è fuori concorso. Questo, con la sola intenzione che dicendoli subito, poi li si riesca ad esorcizzare, e non li si covi dentro per dieci mesi, fino alla prossima vacanza. Facciamo un'azione depurativa, ma al contrario, un po' come se ci rotolassimo nel fango per non aver più paura dello sporco; o come se un po' alla volta assumessimo del veleno, per diventarne immuni; oppure, come se ci facessimo ricoverare una volta al mese e mangiassimo per cinque giorni quello che passa la mensa dell'ospedale, per abituarci a quello che cucina nostra moglie... In fondo, tutti hanno dei cattivi pensieri. Tutti. Solo che non tutti lo vogliono ammettere. I cattivi pensieri sono una cosa naturale, una componente essenziale di noi stessi. E allora... Vorrei... vorrei capire di più dalla vita. Ad esempio, voi concorderete che uno sa fare molto bene una cosa quando riesce a fare quella cosa meccanicamente, senza più prestare attenzione alle singole parti di cui si compone l'atto stesso del fare quella cosa, addirittura pensando ad altro e magari facendo anche dell'altro, contemporaneamente. Come quanto impari a guidare, e poi non fai più caso ai movimenti della frizione in sincrono con quelli sulla leva del cambio... Se sai fare bene quella cosa, la fai senza rifletterci, distrattamente. Allora, ho deciso: non voglio imparare a fare bene sesso. E poi... vorrei mangiare tutto quello che voglio, senza dover fare attenzione alle calorie né a quelli che, mentre ti abbuffi, godono nel descriverti lo zio in chirurgia durante un intervento di appendicite. Anzi, vorrei che il colesterolo salisse a loro, visto che ogni volta a me scendon le balle... Vorrei... vorrei poter parcheggiare in centro. Sì, in centro. Esattamente al centro. Della strada. Lasciare l'auto lì, dove mi piace, e convincere il vigile che non sono io che ho messo l'auto in divieto di sosta, ma è il divieto di sosta che si è infilato sotto le ruote della mia macchina. Cosicché il vigile fosse costretto a fare la multa al divieto di sosta, per simulazione d'infrazione. Vorrei... vorrei che gli uccellini, al mattino, andassero a lavorare come tutti i pendolari per bene, invece di stressarmi cinguettando i remix di Alex Farolfi. Ma soprattutto vorrei capire perché, mentre io vivo nella mia casuccia, dormo nel mio comodo letto, al calduccio d'inverno ed al fresco d'estate, e mi sveglio incazzato, loro stanno tutto l'anno su un albero, mangiano vermi sporchi di terra sul più scomodo dei rami, al caldo d'estate e al freddo sotto la neve invernale, e tutti i giorni all'alba si svegliano con questa irrefrenabile voglia di cantare... Ma si può sapere che cavolo c'avete, da cinguettare? Vuoi vedere che se tutte le mattine mi alzo, mi metto dalla finestra, e inizio anch'io a sparare acuti omnidirezionali in versione Pavarotti col mal di pancia, poi anche i passerotti si svegliano incazzati?? Dio, quanto vorrei che il decreto antirumore per le discoteche fosse esteso anche a loro... Abbassate i decibel ai passerotti, che a me si sono passerotti i coglioni... Vorrei che il contadino sapesse quant'è bono il formaggio con le pere, che così si distrarrebbe e non penserebbe a quanto invece son bone le pere della su' moglie. Vorrei... vorrei non dover mai rifare il letto, né pulire casa; ma poi vorrei andare sulla Luna con la ramazza, e cancellare tutte le impronte degli astronauti dalla superficie... Che, se a casa mia lasciavo la mia stanza in disordine, o c'era un libro fuori posto, mia madre mi sgridava e mi metteva in castigo; poi alla NASA gli scienziati hanno spedito un sacco di apparecchiature su Marte, e ce le hanno lasciate sparpagliate a caso, e tutto il mondo ha applaudito per il buon esito della missione... Se poi arriva la famiglia di Marziani che era in vacanza sugli anelli di Saturno, e trova tutto 'sto casino di sonde Pathfinder e robottini Sojourner lasciato dai Terrestri, non è che ci facciamo mica una bella figura... E infine... vorrei... vorrei avercelo più lungo. Sì, vorrei avercelo più lungo; ma non di tanto, perché altrimenti, andando in bagno alle 3 di notte, la pipì cadrebbe da troppo in basso, farebbe troppo poco rumore ed i miei vicini rischierebbero di non svegliarsi. ... Ah, i cattivi pensieri! È proprio un bell'esercizio esternarli, credetemi, almeno dopo non ci si pensa più. Li dici prima, e poi sei felice. Sì, insomma, prima confessi i tuoi cattivi pensieri, e poi vivi tranquillo e sereno. Se Vittorio Sgarbi continua di questo passo, quando avrà finito di dirli tutti verrà nominato Beato dal Papa... O dal capitano Kirk, vista l'epoca in cui potrebbe finire... PAESE CHE VAI... (DEMENTE CHE TROVI): [ Dedicata ad Elisabetta Carrara, che ha deciso di non fare il viaggio di laurea, tanto per fare qualcosa di diverso. ] Crisi? C'è crisi? In Italia c'è crisi? Agosto: il telegiornale mi dice che ci sono DIECI MILIONI di veicoli in movimento sulle strade ed autostrade, e ci sarebbe crisi? Qui, l'unica cosa ad essere in crisi è il traffico... Agosto vuol dire vacanze. Vacanze voglion dire viaggi. E i viaggi voglion dire un sacco di cose... Non sto parlando di questa estate, in cui ormai tutti han deciso se e dove andare. Io guardo avanti... Avete già prenotato la vostra estate del Duemila? Sì, perché ormai, se non prenoti un anno prima, non lo trovi mica più, il posto... Il Capodanno dell'anno 2000 è già stato prenotato da tutti da un paio d'anni. L'estate prossima, però, riserva ancora qualche posto libero. Se vi sbrigate, forse riuscirete a trovare ancora qualche agenzia di viaggi che non vi darà il tutto esaurito... Però, dovete affrettarvi: c'è gente che ha ereditato la prenotazione per una settimana alle Maldive da suo nonno, che l'aveva fatta prima della guerra e l'aveva lasciata nel testamento, e forse riuscirà a tramandarla ai propri figli che probabilmente, se vivranno abbastanza a lungo, ci potranno andare... Tutto esaurito, da tutte le parti... E, quando prenoti la tua vacanza, devi pure tenere conto di quante volte andrai al gabinetto, perché poi arrivi lì, non hai prenotato il bagno, e non trovi più neanche un vespasiano libero... Senza contare le spese non previste: «Scusi, ma lei quanti metri di carta igienica ha prenotato?». «Ma, sa, veramente...». E poi magari te la fanno pagare come extra. In fondo, volevano fare i contenitori dell'immondizia che misurassero quanta spazzatura uno getta... Ci vuol poco a mettere un cagometro nelle stanze d'albergo, e poi farti pagare la tariffa a traffico sulla rete fognaria... Ma va be', insomma, basta organizzarsi: uno si informa prima, e riesce ad evitare le fregature, no? Il grande dubbio, invece, è soprattutto per quelli che vogliono passare una vacanza esotica, o comunque all'estero. Dove andare? Che paese scegliere? Be', io non voglio fare pubblicità a nessuno, però un paio di posti ve li voglio consigliare, perché ognuno di essi ha quelle caratteristiche uniche che potete ritrovare solo lì e da nessun'altra parte. Proprio come il gabinetto... C'è l'Egitto: l'Egitto è un paese stupendo, anche se alcuni suoi abitanti sono molto suscettibili. Ad esempio, non è bello, per i costumi locali, recarsi presso una gelateria sita in mezzo alle Piramidi, e chiedere un *cono*. Però, sapendo questo, poi si va tranquilli. Il paesaggio è stupendo, e il Nilo può essere percorso sugli appositi battelli, capaci di contenere molti più turisti del normale; lo spazio a bordo in più, infatti, è stato ricavato dalla rimozione di salvagenti e sistemi si soccorso, perché intanto, se cadi nel fiume, ci pensano i coccodrilli a farti nuotare velocemente verso riva. C'è la Nuova Zelanda. Non ha le piramidi, ma i coccodrilli ci sono anche lì. Nella Vecchia Zelanda non ci sono né uno né l'altro, ma se ci andate voi, potete sempre travestirvi da piramide. Con una maglietta Lacoste, magari. Infine, voglio segnalare tutta l'isola britannica. Perché la Gran Bretagna, pur tecnologicamente avanzata, rimane comunque un insieme di culture e di tradizioni molto diverse, ma tutte egualmente affascinanti. Una delle poche peculiarità comuni a tutti gli inglesi, per esempio, è quella di parlare per correzioni anticipative. Ad esempio, tutti voi saprete che l'Agente 007 si presenta sempre con: «Il mio nome è Bond. James, Bond». Be', i veri inglesi parlano sempre così. Sempre! Gli chiedi: «Com'è il tempo?», e loro: «È variabile. Sereno, variabile». «Mmmm, che profumino... Cos'è questo?», e loro: «Sono uova. Pancetta, e uova». Una volta mi trovavo a Londra; mi si era scaricata la batteria dell'orologio, allora ho chiesto a un tizio: «Mi scusi, che ore sono?», e quello m'ha risposto: «Sono i tre quarti. Le sette, e tre quarti». RICORRENZE: Non ho capito: deve sempre essere il compleanno di qualcuno di importante? Deve essere sempre la ricorrenza di qualche santo? Non può essere un giorno assolutamente anonimo? Proverbio del giorno (anonimo): «Chi fa da sé, diventa cieco» (evoluzione del detto: «Chi fa da sé, fa per tre», ovvero: «Una pippa è già una piccola orgia»). Zuse, Struscia la Novizia, 11º Rally del Tartufo «Volete fare impazzire qualcuno? Mandategli un telegramma con su scritto: "Ignora il primo telegramma".» (H. Youngman)